CANTONE: Sempre più ticinesi in assistenza e la politica minimizza

Cantone: Sempre più ticinesi si trovano obbligati a dover far capo ai servizi di pubblica assistenza. Un fenomeno devastante per i cittadini ticinesi che si vedono costretti ad affrontare un calvario tutt’altro che dignitoso.

Questa è la realtà, ticinesi non più padroni in casa propria, relegati all’obbligo di far capo ai servizi di assistenza pubblica. La politica fatta in maniera spiccia tendente alla minimizzazione del problema, non fa altro che massacrare ulteriormente i malcapitati che devono gioco forza rivolgersi al servizio dell’USSI.

Persone che spesso si vedono messi sotto un macinio di preoccupazioni e stati d’ansia dovuti anche allo status sociale in cui si troveranno. Infatti i modi di calcolo utilizzati dall’USSI per fissare la cifra che un assistito riceverà a fine mese, sono fissati sotto la soglia di povertà. Possiamo affermare che nella maggior parte dei casi chi finisce in assistenza, magari avendo superato i 45 anni di età, non ne uscirà più, vivrà in una situazione difficile e sarà continuamente giudicato.

Purtroppo le fasce più colpite, costrette a rivolgersi ai servizi di assistenza sono i giovani dai 20 ai 30 anni e dai 40 ai 65 anni.

Cosa costringe queste persone a entrare nel vortice dell’assistenza?

La mancanza di lavoro soprattutto, infatti si trona sempre lì, sempre più posti di lavoro sono occupati da frontalieri o stranieri che poi si naturalizzano, mentre i ticinesi sono lapidati dal flagello della disoccupazione.

Raccontateci le vostre storie contattando la nostra redazione, è importante intervenire. Diteci se siete finiti in assistenza il perché e se siete stati capiti, se i funzionari si sono comportati bene con voi o meno.

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