LOSONE: Ma che tipologia di migranti arriverà alla Ex Caserma San Giorgio? (Un pensiero a Asia Ramazan Antar)

Losone: All’ombra delle nuvole che lentamente si spostano per far largo al cielo blu, ma senza che nessuno si fermi a godere di questo spettacolo della natura. Perché oggi la gente di Losone, paese dolcemente adagiato sui gradini più bassi e sul letto di un fondovalle, sono impegnati nel capire e decidere se riaprire il centro richiedenti asilo presso la ormai famosa ex Caserma San Giorgio di Losone. Sedime che è stato di proprietà della Confederazione sino a pochi mesi or sono e ora finalmente, se così sia giusto dire, appartiene al Comune Losone. Uno spazio di ben 14 ettari, probabilmente unico nel suo genere a livello cantonale. L’acquisto di questo sedime è avvenuto tramite un contratto di compravendita tra la Confederazione ed il Comune, la vendita è avvenuta ad un prezzo di favore chf 4,5 milioni.

Nella ex Caserma negli scorsi tre anni vi era un centro di accoglienza per richiedenti asilo, ora invece è vuota, pronta per un eventuale progetto di interesse pubblico. Ma così sembra non sarà infatti il prossimo 10 giugno si voterà per l’eventuale riapertura del centro richiedenti asilo.

Giustamente un gesto del genere prima di prendere una decisione deve portare a riflettere bene, perché accogliere va bene, ma secondo noi vi sono molti aspetti da tenere in considerazione, prima di tutto la tipologia dei migranti. Ma chi sono i nuovi migranti?

Uomini e donne che fuggono da paesi in guerra? Sembra proprio di no, la maggioranza di questi migranti sono migranti economici, in cerca di fortuna.

Pochi sono i migranti che fuggono da paesi in guerra, ma questi quanto amano il loro paese? Come mai soprattutto uomini giovani scappano dalla guerra nel loro paese, amano così poco il loro terra d’origine, non hanno un sentimento patriottico, sembra di no.

Chi rimane nei loro paesi a combattere per una libertà o un mondo migliore? Ecco chi rimane, le donne si le eroine che purtroppo anche loro le eroine, per quanto giovani e belle, possono morire.

  È quanto accaduto a Asia Ramazan Antar, la soldatessa dell’ala militare femminile dell’Unità di protezione popolare curda, che da anni si batte contro l’autoproclamato Stato Islamico (detto anche Isis, Daesh o califfato).

Il suo coraggio e la sua bellezza (era soprannominata la Angiolina Jolie curda) non l’hanno salvata dalla ferocia dell’Isis a Minbic, nella Siria settentrionale, dove lo scorso agosto, appena ventenne, ha trovato la morte: solo ora se ne è avuta notizia.

Decisa a difendere la libertà della propria terra, due anni fa Asia aveva imbracciato il fucile per contrastare l’avanzata dei soldati di Daesh, fronteggiandoli in numerose battaglie-chiave. Come quella di Kobane nel giugno 2015, al confine con la Turchia, quando i curdi respinsero l’assalto dei guerriglieri islamisti proprio grazie all’apporto delle soldatesse che in quel frangente seppero distinguersi per determinazione ed eroismo.

Intorno alla sua uccisione aleggia un mistero: secondo alcune fonti, Asia sarebbe caduta non per mano degli islamisti di Abu Bakr al-Baghdadi, ma in seguito a un conflitto con un gruppo, non meglio identificato, tra i molti che si aggirano in quell’angolo martoriato della Siria.

Dal 2012, da quando le truppe del governo siriano di Assad si sono ritirate dal Rojava, le milizie curde sono diventate di fatto le forze armate del Kurdistan, loro regione di appartenenza. Nonostante i pericoli e il rischio quotidiano di venire uccisi, molti giovani come Asia hanno deciso di arruolarsi per proteggere i confini della regione. La loro causa è sostenuta indirettamente dagli americani. Stretti sono anche i rapporti dei curdi siriani con il Pkk, la principale organizzazione militante curda in Turchia, mentre tesi sono invece quelli con i curdi iracheni. Il popolo curdo, infatti, è diviso tra più stati.

La notizia della morte di Asia, circolata in tutto il mondo e resa nota dalla pagina Facebook “We want freedom for Kurdistan”, la colloca ora tra i martiri che hanno perso la vita contro gli uomini del Califfato.

Ecco chi non diventa migrante, chi vuole lottare per il suo paese e dare un futuro migliore a tutti.

Addio Asia tu hai dimostrato di essere più forte di qualsiasi uomo.

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