Non ci dicono tutta la verità !

di Orlando Guidetti

Dall’inizio di quest’anno, sono iniziate a circolare le voci sul coronavirus che stava imperversando in Cina, ma poche settimane dopo ci siamo realmente trovati confrontati con lo stesso mostro.

Il 27 gennaio 2020 le autorità cantonali, in un comunicato, invitavano i cittadini ticinesi che presentavano dei sintomi identici a quelli descritti per il coronavirus, a presentarsi nelle strutture ospedaliere per essere sottoposti al test ed essere assistiti. In quel momento nel mondo si contavano 2700 casi confermati positivi al test. Subito dopo l’8 febbraio 2020 primo sospetto caso di coronavirus in Ticino, in seguito fortunatamente risultato negativo.  

Mentre il 20 febbraio iniziano a Bellinzona i festeggiamenti carnascialeschi del Rabadan, bagordi che si protrarranno fino al 25 febbraio 2020. Il Governo ticinese era consapevole del rischio a cui sottoponeva la popolazione, d’altronde aveva il vivido esempio italiano di che cosa stava accadendo. Come mai lo Stato non è intervenuto bloccando subito le manifestazioni a rischio e un immediato blocco alle frontiere ? Nessuno ci darà mai questa risposta o forse si !

Rimane il fatto che in Italia <<Le analisi hanno confermato l’origine cinese dell’infezione>> e che il tempo di origine del cluster analizzato << corrisponde a un periodo che precede di diverse settimane il primo caso evidenziato in Italia il 21 febbraio>>.

Il 23 febbraio l’Ente Ospedaliero Cantonale viene rinforzato per essere pronto ad affrontare un eventuale presenza della malattia. Anche qui il Governo, rinforzando i servizi  sanitari, dimostra di essere cosciente a cosa sta mandando incontro la popolazione, infatti lascia continuare il Rabadan e frontiere senza controllo, dalle quali entrano migliaia di persone che vogliono fare festa a Bellinzona.

Infatti il 25 febbraio primo caso di coronavirus in Ticino, si tratta di un 70enne che una settimana prima si era recato a Milano. Due giorni dopo, vi è stato un susseguirsi di provvedimenti da parte del Cantone, è stata istituita una hotline ticinese per la popolazione si sono istallate le tende all’esterno degli ospedali, la PCI è stata mobilitata e i casi di coronavirus hanno iniziato inesorabilmente a crescere molto rapidamente, vere e proprie misure da parte del Governo sono tardate a giungere, un po’ perché da Berna vi è stata una visione diversa del problema e c’è chi ha prediletto l’economia alla salute pubblica dei cittadini.

Intanto a Chiasso un’anziana muore, ma viene taciuto poiché è la madre di una consigliera nazionale. Ma comunque da li via anche le morti, per coronavirus, sono diventate all’ordine del giorno.

Il Ticino e il suo sistema economico e d’impiego di personale in questa situazione ha mostrato tutte le sue debolezze, derivate da anni di una politica disinteressata ai veri interessi popolari.

Partendo dal presupposto che la popolazione per potersi difendere deve conoscere, il primo caso di un paziente positivo al coronavirus è stato naturale dire l’età, ma ora che si sta entrando in piena emergenza il medico cantonale durante la conferenza stampa di sabato 21 marzo ha indicato che, allo scopo di combattere la pandemia, non è necessario né utile fornire dati circa l’età dei contagiati e dei decessi.

Oggi il Governo, sulla chiusura delle attività economiche non di primaria necessità, ha però per fortuna mantenuto la sua posizione, giustamente fregandosene delle critiche di Berna.